• Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer
Il Ciclismo

Il Ciclismo

Tutto su Bici e Ciclismo

You are here: Home / Componenti / Meglio Sella Avanzata o Arretrata – Cosa Bisogna Sapere

Aggiornato il 7 Febbraio 2025 da Roberto Grosso

Meglio Sella Avanzata o Arretrata – Cosa Bisogna Sapere

Indice

Toggle
  • Perché la sella in avanti va per la maggiore
  • Ma stare avanti è davvero la soluzione
  • Giusto compromesso o estremizzazione
  • Chi predilige la sella arretrata
  • Come capire se ci conviene una posizione avanzata
  • Una questione di limiti UCI
  • L’esperienza e i consigli di un laboratorio biomeccanico
  • Conclusioni:

Se si parla di posizione in sella, spesso ci immaginiamo ciclisti che si spostano avanti e indietro come se stessero cercando il biglietto vincente della lotteria. Una volta vigeva la regola del ginocchio allineato al pedale (con la pedivella orizzontale), ma ultimamente, soprattutto tra i professionisti, notiamo un trend: sella sempre più avanzata. E ci vengono dubbi: “Funziona davvero? Ci sono rischi a stare troppo avanti per tante ore?” In quest’articolo, cercheremo di mettere ordine tra queste considerazioni, ascoltando anche i pareri di chi vive la biomeccanica e la manutenzione dei pro’ da vicino.

Meglio Sella Avanzata o Arretrata - Cosa Bisogna Sapere

Perché la sella in avanti va per la maggiore

Guardando i professionisti di spicco, è facile vedere selle quasi a ridosso del limite regolamentare: punte corte, arretramenti minimi. A prima vista, sembra che tutto il gruppo si sia spostato in avanti per trarre vantaggio in termini di aerodinamicità e potenza. Come funziona?

  1. Aero e muscoli più liberi
    Avanzare la sella permette di mantenere il tronco leggermente più inclinato, con il bacino proiettato in avanti. Questo favorisce un profilo più aerodinamico – il busto si abbassa, le spalle si chiudono. Inoltre, secondo chi esamina i dati, la catena muscolare posteriore (glutei e bicipiti femorali) si attiva in modo più efficiente.
  2. Angoli meno chiusi
    Quando il ginocchio rimane “più in basso” rispetto al busto – pensiamo a una foto frontale del ciclista – i rapporti tra le varie articolazioni diventano più fluidi. Significa che la gamba, invece di salire troppo, si muove in un ciclo più regolare e “aperto”. Di conseguenza, la circolazione sanguigna ne gioverebbe, così come l’ossigenazione dei muscoli.

Chi studia questi aspetti in laboratorio (con metodi “dinamici” come il Retul, ad esempio) ha notato che la pedalata effettiva, a diversi wattaggi, non corrisponde alla posizione “statica” che si misurava un tempo. Pedalando, tendiamo tutti a spostarci un po’ indietro, e questo spingerebbe a posizionare la sella in modo che – in azione – il ciclista rimanga alla fine dove serve: più avanti.

Ma stare avanti è davvero la soluzione

Come sempre, ogni scelta ha risvolti positivi e negativi. Tenere la sella molto avanzata può aumentare la spinta sui pedali, ma non è privo di controindicazioni:

  • Carico sulle braccia e la schiena: Se il baricentro si sposta parecchio in avanti, parte del peso si scarica sulle mani e sui gomiti. Questo, alla lunga, può stancare la zona cervicale e le spalle, specialmente in uscite molto lunghe.
  • Possibile sovraffaticamento: Una posizione estremamente spinta, con angoli molto chiusi/bassi, richiede forse più dispendio di energie. Chi deve affrontare grandi giri o tappe lunghe potrebbe accusare fatica inedita ai muscoli di supporto (zona lombare, addominali).
  • Regolamenti UCI (e non solo): Nelle prove a cronometro, esiste un arretramento minimo di 5 cm dalla punta sella al movimento centrale, anche se i telai moderni e le selle corte consentono margini di manovra. Chi però non vuole rischiare sanzioni deve far quadrare i numeri.

Giusto compromesso o estremizzazione

Alcuni esperti di biomeccanica sostengono che si possa “spingere” la posizione più in avanti sulle corse di un giorno, dove contano esplosività e azione immediata. Ma in un grande giro, o se l’obiettivo è macinare ore e ore sui pedali, c’è chi preferisce sacrificare un pizzico di spinta per un setting più confortevole e conservativo. Non è detto che i professionisti cambino posizione a seconda della corsa, ma qualcuno lo fa – o meglio, lo fa in modo molto lieve, con spostamenti di pochi millimetri. Altri scelgono comunque la configurazione più redditizia e la mantengono.

Chi predilige la sella arretrata

È vero, l’occhio allenato riconosce in un secondo il ciclista “old school” con sella abbastanza lunga e arretrata. Si vede chiaramente in foto: ginocchio che supera poco il pedale, busto relativamente meno caricato in avanti, comfort elevato… come se stesse seduto su una poltrona, per citare un paragone sentito da un meccanico nel paddock. Ed effettivamente, posizionarsi più dietro toglie un po’ di stress alla schiena alta e alle spalle, regalando una pedalata più “rilassata” in certe fasi.

Tuttavia, tra i pro’ attuali, si vede sempre meno questa impostazione. E non solo perché la tendenza moda indica “avanti tutta”, ma perché, con i telai moderni, l’aerodinamica è diventata fondamentale. E quell’assetto arretrato potrebbe penalizzare lo scorrimento dell’aria sul busto, risultando meno efficace in un mondo in cui ogni secondo può contare.

 

Come capire se ci conviene una posizione avanzata

1. Tipo di pedalata e obiettivi
Se cerchiamo la massima spinta e una resa aerodinamica, avanzare la sella può aiutarci. Se invece usiamo la bici per lunghi viaggi, cicloturismo o semplicemente ci piace star comodi, un leggero arretramento in più non guasta.

2. Struttura fisica
Chi ha gambe lunghe ma busto corto, può trarre vantaggi da una posizione più avanzata, perché altrimenti il busto risulterebbe eccessivamente “schiacciato”. Al contrario, chi ha un busto lungo potrebbe trovare migliore equilibrio stando un po’ più indietro.

3. Sensazioni e test dinamici
Le moderne tecniche biomeccaniche prevedono test su rulli con misurazioni in tempo reale (Retul, ad esempio). Si prova la posizione a diversi watt, magari simulando anche una salita (alzando la ruota anteriore). E si vede come cambia la pedalata. La regola da fermi, con il filo a piombo sul ginocchio, è superata.

4. Ascoltare il corpo
Se dopo aver avanzato la sella sentiamo dolori alla cervicale, tensioni a braccia e polsi, o un eccessivo fastidio al perineo (specie se la sella è pure corta), forse siamo andati oltre il limite. L’assetto va aggiustato su di noi, non siamo noi a doverci adattare a un dogma fisso.

Una questione di limiti UCI

È interessante notare come la posizione estrema sia più frequente nelle gare a cronometro. Però, l’UCI fissa un limite: la punta della sella non può stare a meno di 5 cm dietro al centro del movimento centrale, salvo deroghe per chi ha particolari misure di statura. Da qui il boom delle selle corte (24 cm invece che 27-28) che consentono di “guadagnare” quei 3-4 cm avanti. La fantasia dei biomeccanici e dei meccanici lavora per sfruttare ogni margine e massimizzare la resa aerodinamica.

L’esperienza e i consigli di un laboratorio biomeccanico

Molti laboratori offrono un fitting dinamico: si pedala su rulli a varie intensità, con telecamere e sensori che registrano il movimento di caviglie, ginocchia, anche e busto. In base ai dati raccolti, suggeriscono micro-correzioni sulla posizione della sella. E uno dei parametri chiave è proprio l’arretramento e l’inclinazione della sella.

Secondo alcuni esperti, spostare la sella di pochi millimetri può alterare la percezione e l’efficacia della pedalata in modo più importante di quanto ci aspetteremmo. Quindi, niente spostamenti di 2 cm in un colpo solo: si procede a piccoli passi (magari 3-5 mm) e si vede come il corpo reagisce.

Conclusioni:

Se chiedete a un biomeccanico specializzato nelle corse pro’, vi dirà che la posizione avanzata oggi è la norma: più spinta, più efficienza, più aerodinamicità. C’è chi se la sente di sostenere che, grazie a tela e attacco manubrio più lunghi, riusciamo a mantenere un bacino proteso e il ginocchio non va a chiudersi troppo sul tronco. Però alcuni vecchi lupi dell’officina, come Archetti, non rinunciano a sottolineare i rischi di stress e stanchezza. Quindi, come in tante cose nel ciclismo, la scelta è personale e dipende dalle proprie finalità.

Riflessione finale:

  • Se fate competizioni brevi (criterium, gare in circuito, GF relativamente corte), una sella più avanzata può darvi quel quid in più.
  • Se macinate mega-distanze, cicloturismo, ultracycling, forse un approccio leggermente più arretrato preserva la schiena e minimizza dolori indesiderati.
  • Se correte gare a tappe o uscite di 5-6 ore a ritmi elevati, sta a voi trovare la formula magica: un compromesso tra aggressività e comfort.

Consigli pratici per sperimentare con l’arretramento della sella

  1. Non esagerare: Muoversi di 1 cm alla volta può già essere tanto. Iniziate con 3-5 mm, fate qualche uscita, valutate le sensazioni.
  2. Controllate l’inclinazione: Se avanzate la sella, occhio che l’inclinazione potrebbe dover variare un pochino, ad esempio abbassando la punta di un grado o due per evitare troppa pressione davanti.
  3. Pantaloncini e fondello: Un nuovo posizionamento potrebbe cambiare i punti di contatto con la sella. Assicuratevi di avere un fondello adeguato, che non crei sfregamenti.
  4. Registrare le misure: Appuntatevi arretramento, altezza sella, arretramento del manubrio. Così, se non funziona, potete ritornare alla configurazione precedente senza rischiare di dimenticare i valori.

Non esiste una soluzione univoca e definitiva. L’assetto in bici è un mosaico di fattori: la lunghezza del busto, la flessibilità del ciclista, la specialità praticata, la morfologia del telaio. Una sella molto avanzata offre benefici in certi ambiti, ma può stancare più rapidamente in altri. La regola d’oro è sperimentare in modo ragionato, magari con l’aiuto di professionisti che possano misurare e filmare la pedalata. E, soprattutto, saper ascoltare le sensazioni del corpo: se, dopo aver giocato con questi parametri, ci sentiamo più reattivi e a nostro agio, probabilmente siamo sulla strada giusta.

Alla fine della fiera, la sella è solo uno dei tasselli del comfort e della performance. Ma uno dei più importanti, perché determina quanto possiamo stare in bici senza dolori. Arretrata o avanzata, la miglior posizione è quella che ci fa sorridere quando spingiamo sui pedali, senza esasperare il fisico né limitarci. Sperimentate, divertitevi e… buone pedalate!

Filed Under: Componenti

About Roberto Grosso

Cicloamatore da oltre venti anni. La bici è la mia passione da sempre. Scrivo di di ciclismo per condividere la mia passione con gli altri.

Primary Sidebar

Cerca

Categorie

  • Abbigliamento
  • Accessori
  • Allenamento
  • Altro
  • Attrezzi
  • Componenti
  • Manutenzione
  • Recensioni
  • Senza categoria
  • Tecnica di Guida della Bici

Guide Principali

Come Scegliere Rulli Bici
Come Scegliere Portabici Auto
Come Scegliere Cavalletto Manutenzione Bici
Come Scegliere Casco per Bici da Corsa
Come Scegliere Borse per Bici
Come Scegliere Luci per Bici
Come Scegliere Portabici da Parete e da Pavimento

Footer

Informazioni

  • Contatti
  • Cookie Policy
  • Privacy
Il sito partecipa a programmi di affiliazione come il Programma Affiliazione Amazon EU, un programma di affiliazione che permette ai siti web di percepire una commissione pubblicitaria pubblicizzando e fornendo link al sito Amazon.it. In qualità di Affiliato Amazon, il presente sito riceve un guadagno per ciascun acquisto idoneo.
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.